Officina CA.BA. di Adelmo Ballocchi

I racconti di amici e clienti, viaggi e esperienze

in fuoristrada

 

 

La Namibia di Francesa e Simone


 

 

 

Introduzione

Questo racconto è in pratica un diario di viaggio, un resoconto della magnifica avventura in Namibia che abbiamo avuto la fortuna di intraprendere nell’ anno 2001. Il viaggio è stato concepito e organizzato in modo da lasciare spazio all’ esplorazione e all’ improvvisazione. La Namibia che è una ex. colonia Tedesca è un paese stabile a livello socio-politico, abbastanza sicuro, in quanto il popolo Namibiano vive generalmente in una “fiera povertà” e quindi i fenomeni di accattonaggio, furto o rapina sono abbastanza rari (ma aimè non assenti !).

La scelta di viaggiare senza una rigida pianificazione del percorso, senza una guida e senza compagni di viaggio ci ha consentito di apprezzare a pieno l’essenza di questo magnifico paese e dei suoi abitanti. Questo tipo di viaggio tuttavia non va affrontato alla leggera: le grandi distanze da percorrere, le piste non sempre in buone condizioni e tracciate talvolta in modo approssimativo, la scarsa presenza di insediamenti umani e di stazioni di rifornimento, la mancanza di una copertura GSM e il clima a volte ostile impongono cautela.

Consigliamo questa esperienza a chi ha senso pratico, una buona padronanza dell’uso di bussola e delle mappe, capacità di guida off road e nozioni di meccanica.

 

 

Il viaggio incomincia

Partenza 26 luglio 2001

Genova Aeroporto Cristoforo Colombo ore 13.00 i Ns. genitori che ci hanno accompagnato, ci lasciano anticipatamente perchè non riescono a celare la preoccupazione per il lungo viaggio che stiamo per intraprendere. Il check-In è veloce e preciso, imbarchiamo i molti bagagli senza difficoltà, delle Ns. borse una è dedicata all’auto, non avendo ricevuto soddisfacenti informazioni circa le condizioni del fuoristrada che affitterem ho riempito un borsone di attrezzi, strops e ogni tipo di oggetto che mi potrà aiutare nei momenti difficili. Si parte, la prima tappa è a Londra...

 

                                                                      Francesca a Heathrow >

 

 

 

 

 

 

 

Arrivati a Londra Gatwick ci trasferiamo con un pullman a Londra Heathrow dove dobbiamo attendere qualche ora. Questo aeroporto è grandissimo e c’è un gran via–vai di persone di ogni  tipo.

Dopo una lunga attesa saliamo alle ore 21.00 su un Boing 747 della South Africa.

Nonostante i buoni servizi (TV on demand, musica ) le ore della notte passano lentamente, forse il desiderio di cominciare l’avventura, forse il fatto che sono in uno stato iper-attivo la poltrona somiglia ben presto ad una sedia di tortura, mi giro e mi rigiro ma non si dorme. Francesca invece è placidamente in braccio a Morfeo…


 

27 luglio 2001

Finalmente l’alba! 

E dopo qualche ora (ore 11.00) sbarchiamo a Joannersburg. Subito una sorpresa la gente indossa pesanti giubbotti e fa freddo. In aeroporto attendiamo un altro volo, l’ultimo, per Windhoek la capitale della Namibia.Dopo poco si riparte e in una manciata di ore siamo a destinazione.

Anche qui fa freddo (nel mio immaginario in Africa anche d’inverno doveva fare caldo !) e troviamo ad attenderci una guida che ci da un sunto delle informazioni e delle regole più importanti. Riceviamo cartine, documentazioni e qualche raccomandazione. 

Un po’ di lungaggini burocratiche   per ritirare la macchina a noleggio e poi via.

L’avventura comincia:

Saliti in macchina veniamo presi dallo sconforto. La guida è a destra, il cambio si usa con la sinistra e tutti i comandi sono invertiti. Per la strada poi si tiene la sinistra, i primi km. Sono un gran casino.

                                          L’unica strada asfaltata ! >

 

 

 

 

 

 

 

Il traffico nella capitale è scarso, e la strada in asfalto è liscia come un biliardo, la Toyota è potente, veloce, silenziosa e sopratutto molto molleggiata. (altro che la mia Defender)

 

Dopo circa 200 Km di asfalto deviamo su un'altra strada principale ma sterrata (come la quasi totalità delle strade in Namibia).

Il fondo è molto compatto, invita a schiacciare sul  gas a poco a poco comincio a conoscere le reazioni del mezzo, riemergono i miei passati di conducente non troppo ligio alle regole e le mie esperienze nel mondo delle corse. Km dopo km mi ritrovo a condurre la Toyota a 100/110 Km/h,  con la frequente emozione di trovarsi a controllare traversi dovuti a punti di pista meno compatti, a buche o a curve affrontate in maniera un po’ troppo aggressiva.

Durante questa tappa di diverse centinaia di km. incrociamo 2 o 3 auto e un po’ di persone a piedi che cammino dal nulla e per il nulla dato che non avvistiamo villaggi o case per molte decine di Km.

I rari “paesi” che incontriamo sono fatti di 5 o 6 baracche, carcasse di auto e un pozzo, viene da chiedersi come e di cosa viva questa gente. Mi soffermo a pensare come queste persone impieghino il loro tempo… Già il tempo, forse il Ns. modo di concepire la vita logorata dalla necessità di sovraprodurre non è adatto per valutare questi luoghi e queste realtà, durante questa vacanza imparerò a rivedere alcuni concetti riguardanti l’urgenza, la necessità, il bisogno…

Credo che per l’abitante tipo della Namibia il tempo non abbia importanza oppure non esista proprio, forse la loro unica percezione del tempo è legata all’alternanza del giorno con la notte.

 Il Ns. viaggio continua verso il Ns. primo alloggio una specie di rifugio ai margini del deserto del Namib. La strada è fatta di lunghissimi rettilinei che si perdono all’orizzonte e di continui sali-scendi.

Avvicinandosi a Naukluft Lodge, questo il nome del luogo che ci darà ospitalità per la notte, si cominciano a vedere i primi animali diversi dal Ns. consueto: le manguste, strani uccelli di grosse dimensioni e alcune antilopi. 

Con il calare della sera, ritorna alla mente una delle raccomandazioni che ci hanno fatto prima di ritirare il fuoristrada, quella di non guidare con il buio a cui non avevo dato molta importanza. Ora capisco perché : dopo un tramonto di bellezza struggente l’oscurità s’impadronisce del luogo e qui in Africa contrariamente alla Ns. abitudine , il buio è davvero buio. Le tenebre calano rapidissime e la guida e l’orientamento diventano difficili, si ricorre spesso alla carta stradale e alla bussola, noi siamo abituati ad un inquinamento luminoso sempre presente che magari nemmeno percepiamo,  non facciamo più caso che dappertutto abbiamo rifrangenti strisce fluorescenti e altre amenità che facilitano la guida, qui oltre a quello che sono in grado di illuminare i fari c’è il nulla. A piedi senza una torcia è esattamente come camminare con una benda sugli occhi.   

Il  Lodge  dove arriviamo per la notte è molto semplice ma le stanze sono spaziose e dotate di una grossa vetrata aperta su una landa dove vento e steppa a non finire sono le caratteristiche dominanti. Nel posteggio del piccolo “rifugio” troviamo fuoristrada carichi di attrezzatura per affrontare il deserto e di storie da raccontare.La cena è a base di piatti tipici Namibiani mischiati con la cucina Tedesca, Io e Fra rinunciamo volentieri ai krauti per calarci nella gastronomia locale.

 

28 luglio 2001

Oggi affrontiamo il deserto del Namib. 250 Km. di sterrato ci portano a Sossus Vlei

 dove una pista decisamente preclusa ai mezzi non 4X4 giunge nel cuore del deserto fatto di dune alte centinaia di metri. La Ns. Toyota comincia a mostrare i suoi limiti, il potente motore ora sembra implorare una tregua, le gomme anche se sgonfiate abbondantemente affondano in maniera preoccupante nella sabbia impalpabile. Cerco di tenere una velocità di galleggiamento ma non è un gioco facile, sembra che questa sabbia sia in grado di mangiare decine di cavalli al ns. motore, cerco di trovare i giusti rapporti tra le marce lunghe e le ridotte , alla fine il rapporto più idoneo è la seconda lunga, con il regime del motore abbondantemente sopra quello di coppia massima

 

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 Forse ora la mia cara e leggera Land Rover si sarebbe fatta onore. Con un pizzico di fortuna e abusando della meccanica riusciamo ad arrivare alla fine della pista. Qui una pozza d’acqua quasi completamente prosciugata e un grande albero sono  circondati da dune maestose. Ci arrampichiamo su una di esse, camminare su questa sabbia è davvero faticoso, ma giunti in cima lo spettacolo è appagante. Tutto intorno a noi c’è solo sabbia, solo natura non ancora deturpata dal progresso, forse perché talmente inospitale da essere inespugnabile.

           Qui gli alberi sono rari, meglio segnalarli con un cartello!!

 

Durante il ritorno abbiamo dato un passaggio ad un giovane fotografo Irlandese, è squattrinato vive in  Africa da due mesi, si sposta a piedi o in autostop ed ha già girato 3 stati facendo foto che spera di vendere. Abbiamo imparato che la sera scende presto in Namibia, la giornata è stata ricca di emozioni ed impegnativa, alle ore 21.00 siamo a letto e abbiamo già cenato.

 

29 luglio 2001

Sveglia alle 6.30, ricca colazione e via verso il mare. Circa 250 Km. di pista ci portano a Walvis Bay dove una vasta laguna ci fa ammirare centinaia di aironi, fenicotteri rosa e altri uccelli. Seguendo un suggerimento ricevuto all’aeroporto e indicazioni sulle carte ci lanciamo su una pista che costeggia l’oceano. Correre con il 4x4 su spiagge che sembrano infinite è un altro sogno che si realizza. L’euforia però dura poco, ben presto lo spiaggione diventa una pista poco battuta, una traccia sulla sabbia appena accennata, sabbia che prima era compatta e adesso diventa soffice e ricca di trappole. Imparo velocemente a distinguere dal colore , dalla pendenza la sabbia più o mento consistente, ma per lunghi tratti non c’è scelta , i passaggi sono obbligati , giù l’acceleratore per non rischiare di insabbiarci, siamo soli, è vietato sbagliare. Anche qui la Toyota patisce, le sospensioni vanno spesso a fondo corsa, tocchiamo più volte il terreno con il fondo della macchina. Quando la pista migliora un po’ offro a Francesca il posto di guida perché voglio che impari a gestire queste impegnative situazioni ma dopo la breve prova nel deserto del Namib di ieri oggi non ne vuole sapere.

Approfittando di una zona di sabbia compatta ci fermiamo a far riposare il mezzo e non solo, scrutando l’orizzonte per ammirare la magnificenza del luogo, intravedo una sagoma che mi sembra un auto ferma, ci avviciniamo , potremmo essere gli unici oggi a passare di qui, se è un’ auto qualcuno potrebbe avere bisogno di aiuto.

Effettivamente si tratta di una Toyota, è insabbiata al punto che sembra che prima abbiano scavato una buca e poi ci abbiano messo l’auto dentro , i malcapitati sono due strani tipi di Bolzano (!) non hanno esperienza di guida off road, non hanno acqua, non hanno pala o piastre, non hanno idea del fatto che la loro vacanza potesse prendere una brutta piega…

Walvis Bay la laguna e i fenicotteri rosa

 Grazie al cavo che ho portato prudentemente da casa e all’aiuto di un altro mezzo che in modo del tutto inaspettato si trova a passare di lì togliamo i connazionali dai casini. Ci offriamo di precederli nella pista che ci riporterà a Walvis Bay, gli dico di seguirmi e di non mollare mai l’acceleratore. Tutto procede bene e in poco tempo siamo sulla pista più battuta.

 Riprendiamo il viaggio verso Swakmoond che dovrebbe essere la più importante località balneare della Namibia. Arrivati ci troviamo in un paesetto con case in stile tedesco e una confusa viabilità. Il Ns. Albergo con annesso casinò è sontuoso, in stile coloniale, il personale è cordialmente fastidioso. Alla ricerca di un po’ di folclore finiamo per consumare la cena in uno squallido pub che risulta essere il più affollato della città (10 persone!). 

30 luglio 2001

La sveglia è ad orario più umano, ma Francesca è incollata alle lenzuola. Dopo averla estratta consumiamo la colazione come se fosse l’ultimo cibo della Ns. vita   (wurstel, salsicce, vari tipi di carni e salse locali, salame, formaggio patate al forno) e ci dirigiamo a Kape Cross. Il vento è fortissimo e assistiamo a qualche principio di tempesta di sabbia. Guido un po’ preoccupato in quanto immagino che la tempesta di sabbia sia di grande aiuto per perdersi tra le vagamente tracciate strade della Namibia. In più penso al fatto che la Toyota non ha snorkel e prefiltro componenti importanti per non trovarsi il filtro aria completamente tappato dalla sabbia in pochi minuti. Speriamo in bene….   

A Kape Kross lo spettacolo è il irreale,  un fetore nauseabondo rende l'aria quasi irrespirabile. Migliaia di foche sono assiepate sulla spiaggia e ci può passeggiare in mezzo.

Anche in acqua se ne vedono a centinaia mentre giocano con le gigantesche onde; verrebbe voglia di accarezzarle ma non sembrano così disposte a socializzare con noi.

               Foche a Kape Cross

 Usciti da Kape Cross puntiamo a Nord verso Skeleton coast , il  paesaggio si fa via via più desolato, cupi nuvoloni si addensano sulla nostra testa, data l’ora tarda e la carenza di benzina  (in Namibia avere mezzo serbatoio significa rischiare di rimanere a secco) decidiamo di tornare indietro. La skeleton coast la vedremo domani.

 Durante ritorno incontriamo un piccolo agglomerato di capanne in riva all’ oceano, poco più avanti fermiamo il Ns mezzo sulla spiaggia per fare uno spuntino e mentre prepariamo i panini veniamo avvicinarti da due locali: sono o fingono di essere ubriachi, intuisco che la loro intenzione è quella di rapinarci, ma dato che siamo in mezzo al nulla penso anche al fatto che per loro sarebbe più sicuro ucciderci, cautelandosi così circa il fatto che noi potessimo denunciare il fatto alla polizia e magari riconoscerli. Nonostante la situazione critica la mia mente corre veloce e valuta tutte le possibilità, non hanno armi da fuoco a vista, io ho un coltello a portata di mano, aspetto che uno dei due si avvicini fingendo di essere smarrito e spaventato e al momento opportuno lo afferro mettendogli la lama sotto la gola.  Ora gli sono molto vicino, ho la conferma che non è ubriaco in quanto non puzza di alcol, anche lui ha paura, il suo compare è indeciso sul da farsi, dico a Francesca di caricare tutto in auto e di prepararsi alla fuga. Francesca anche se gelata dal terrore si fa forza ed esegue, in poco tempo la Toyota è a fianco a me con il motore acceso. Domando loro se vogliono vivere o morire, gli dico che devono lasciarci andare via, loro non rispondono…a questo punto con una spinta allontano il mio aggressore, salgo in macchina e parto a razzo.  I Ns. aggressori non accennano alcuna reazione, siamo in salvo. Francesca piange, mentre a me un dolore fortissimo lungo la schiena impedisce quasi di guidare, ma il tutto passa in qualche ora.

 Un cenno particolare lo meritano i benzinai : quando vai  a fare benzina se ne hanno normalmente 3 o 4 intorno che cominciano a pulire i vetri poi passano agli specchi poi ai fari e se non ti sbrighi probabilmente ti fanno il bidè e ti lavano i denti ,  tutto funziona con la speranza di prendere delle mance.

 Dopo lo squallido pub di ieri  questa sera troviamo un affollato locale in stile tedesco dove vediamo ottima birra e mangiamo cosce di maiale alla griglia, krauti, senape e patate alla faccia della cucina tipica in un della Namibia

 

31 luglio 2001

Sveglia alle ore 6 e 15 (che fatica per Francesca) si va a Nord, verso la skeleton coast.

Ci fermiamo a Hentiesbaai l’ ultimo avamposto  della civiltà prima del nulla. Qui facciamo scorta di acqua e benzina (abbiamo comprato una grossa tanica in quanto l’autonomia del mezzo non sarà sufficiente) e poi via verso quella che in molti racconti è stata definita la porta dell'inferno.

In effetti l'ingresso del parco è piuttosto inquietante, teschi veri e disegnati e svariati coltelli che ammoniscono il viandante nel portare attenzione. Per circa 200 chilometri non avvistiamo nessuno,

il paesaggio è ora piatto brullo poi desertico poi montuoso e non c'è traccia di piante o alberi; uno scenario davvero irreale, visitiamo anche uno dei tanti relitti che si sono arenati in questo tratto di costa maledetta fatta di banchi di nebbia, bassi fondali, forti correnti e tempeste. Complice forse l'ambiente circostante non si fa fatica ad immaginare quale tragedia abbia  afflitto i marinai che dopo essere sopravvissuti ad una  tempesta e al naufragio della loro imbarcazione hanno dovuto fare i conti con 300 chilometri di arido territorio prima di incontrare un insediamento umano.

A circa metà della skeleton viriamo  verso  est, la pista è parzialmente coperta dalla sabbia di qualche recente tempesta, il paesaggio si fa via via più vivo si incominciano a vedere i primi cespugli, gialli poi Verdi, cominciano i primi animali (struzzi), incominciano i primi isolati alberi con  la pista che prosegue dritta ma in condizioni non sono ottimali, un continuo susseguirsi di avvallamenti, purtroppo dobbiamo correre per arrivare a destinazione prima del buio e così teniamo una velocità superiore ai 100 chilometri orari la Toyota incassa colpi durissimi Francesca grida e ride,  le cinture spesso ci trattengono dal dare violenti colpi contro il tetto della macchina,  nel frattempo il sole torna a scaldare e la temperatura comincia essere africana. La tensione ma anche il piacere della guida sono al massimo, mi sembra di essere in una tappa della Dakar.

Lungo  il tragitto visitiamo molte incisioni rupestri preistoriche, una strana montagna di lava vulcanica ed una foresta pietrificata.

Qua e là piccoli insediamenti umani di famiglie che vivono di pastorizia e di stenti.

Ci fermiamo a parlare con un gruppo di etnia Himba, ci fanno da guida per vedere la foresta pietrificata, stupisce la loro serenità e pace interiore non comune a noi del mondo “civilizzato”.

Gli offriamo soldi ma ci spiegano che il posto dove potrebbero spenderli e troppo lontano e loro non hanno mezzi di trasporto; optiamo allora per un po’ di cibo e qualche vestito.

Ringraziando la nostra tanica di benzina in quanto incontriamo il primo benzinaio solo dopo 630 chilometri di pista .

Alle ore 19 arriviamo al nostro alloggio dove la cura dei dettagli il pregio delle strutture in legno ne fanno un'indimenticabile punto di ristoro in stile africano.

Anche questa giornata si conclude, abbiamo visto paesaggi che non scorderemo facilmente ho diviso molte piacevoli ore con Francesca con la quale ho un’intesa fantastica.

Per cena mi sono mangiato praticamente una Antilope intera e abbiamo bevuto parecchie bottiglie di Merlott Cabernet Souvignon del Sudafrica.

 

 

 

 

Skeleton Koast

 

1 Agosto 2001

Sveglia come i veri signori alla 9 colazione tedesca, si parte con  l'esplorazione delle formazioni rocciose intorno alle lodge e poi via verso il NAUA NAUA dove contiamo di arrivare alle ore 13.

 Il posto è accogliente, ci viene dato una bungalow di mostruose dimensioni con cucina a soggiorno e piscina personale.

Nel pomeriggio andiamo a fare un piccolo tour accompagnati dai proprietari del villaggio che ci consente di vedere quattro ghepardi mentre si avventano su della carne appositamente preparata . Ci portano anche in posto panoramico a vedere il tramonto, il cielo è completamente nuvoloso ma ci offrono bottiglia di champagne che scoliamo prontamente e che rende tutto assolutamente sopportabile. 

Al ritorno al bungalow scopriamo che i nostri vicini di stanza sono di Milano. A cena si parla di viaggi di esperienze sembra che la strana coppia abbia girato tutto il mondo e forse di più e ci danno un sacco di consigli si prossimi 500 viaggi da fare.

Durante la notte però si consuma la tragedia: Francesca dopo avermi fatto uccidere due ragni non riesce addormentarsi, sente tutti rumori possibili, topi, iene, sciacalli, struzzi, tamburi, orsi polari e alcune specie ancora sconosciute nel mondo animale; così in un letto dove dormirebbe comoda una squadra di calcio siamo sempre appiccicati. Anche se non lo credevo possibile la mattina finalmente arriva, mi sembra di non avere dormito più di 2 minuti, Francesca riesce ad alzarsi,  oggi inizia il viaggio all’interno del parco ETOSHA.

2 Agosto 2001

Effettivamente dopo aver effettuato le solite formalità burocratiche, in Namibia tutti vogliono sapere chi sei, dove sei diretto, dove abiti, che macchina hai e che numero di passaporto ti è stato affibbiato, con un paio di bei timbri sui Ns. pass ci addentriamo nel parco che è grosso come la Liguria e che ci regala la vista di un sacco di animali quali zebre e antilopi come se piovesse gazzelle, bufali,  struzzi e altri uccelli,  orish, giraffe, un bellissimo elefante e molte altri tipi di animali.

Francesca che nonostante la notte quasi insonne non brontola ne accusa problemi da questa mattina.

Nel tardo pomeriggio raggiungiamo il villaggio che c'ospiterà per la notte anche se parlare di ospitare è forse eccessivo dato che per un disguido ci danno una camera (forse sarebbe meglio dire un loculo) con letti separati lavandino dentro un mobile di legno, senza wc di quattro metri per quattro.

Pazienza se non altro non avrò Francesca addosso tutta la notte. Dopo la cena abbiamo fatto due passi verso un canneto posto ai margini dell'area dedicata ai turisti. Si sentiva fragoroso rumore proveniente dal suo interno e dopo qualche secondo ci è apparso davanti un elefante che noncurante della nostra presenza ha continuato la sua passeggiata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 2 Agosto 2001

la notte del nostro cubo trascorso serenamente nonostante guaiti e lunate degli sciacalli mi abbiano cullato mentre mi stavo addormentando e alle prime luci dell'alba.

Alle ore 9.30 ci mettiamo in marcia verso la capitale, anche oggi macineremo un sacco di chilometri. Lungo percorso visitiamo l'unico lago naturale della Namibia un curioso cerchio con pareti verticali  profondo circa 60 metri con intorno un curato giardino dove si possono avvicinare animali domestici e non: anatre, germani reali, uccelli vari, struzzi, un facocero e due piccoli coccodrilli. Vediamo anche pregevoli sculture in legno che ci dispiace non potere portare a casa.

Riprendendo il viaggio ci dirigiamo verso un sito archeologico dove stato trovato un grosso meteorite caduto sulla terra qualche milione di anni fa; è costituito prevalentemente da materiali metallici e ha un aspetto decisamente extra terrestre.

Tutti intorno la straordinaria varietà delle piante grasse africane continua stupire.

Incontriamo anche una coppia di motociclisti, un uomo e una donna con due moto da enduro decisamente preparate e vissute, e anche il loro aspetto non nasconde le tracce di una avventura piuttosto estrema e logorante. Sono le ultime centinaia di km. di pista, in buone condizioni ed in alcuni momenti molto larga e liscia. Mi sento in forma e guido la macchina sempre al limite dell’ aderenza esibendomi in lunghissime derapate alcune di esse sopra i 100 km/h. Francesca grida e non riesce ancora abituarsi. Uno degli ultimi scorci d'Africa ci viene offerto quando attraversando la ferrovia troviamo i binari invasi da molte scimmie che giocano tra di loro;  abbiamo anche il tempo per andare visitare un allevamento di coccodrilli, questa buffa la professione è portata avanti da una famiglia che nel pieno centro di un paesello ha una villetta con una ventina di alligatori di cui alcuni davvero enormi.

Gli ultimi chilometri di strada vedono un traffico caotico rispetto ai giorni precedenti, vale a dire una macchina ogni due o tre minuti. L’asfalto torna sotto le Ns. ruote, ed è il chiaro segno che la Ns. avventura volge al termine, speriamo sia una arrivederci in quanto lasciamo un pezzo di cuore in questa terra che ci ha rapito come raramente ci era accaduto durante una vacanza.

la Toyota compagna di viaggio affidabile

 

Simone e Francesca

 

 

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